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Flat tax a 300mila euro: perché Milano resta una scelta

Dal 1° gennaio l'imposta sostitutiva per chi trasferisce la residenza in Italia sale a 300mila euro. Che cosa cambia davvero per chi pensa di vivere a Milano, e che cosa no.

La Galleria Vittorio Emanuele II, a Milano, vista dall'interno

Con la Legge di Bilancio 2026 l'imposta sostitutiva sui redditi esteri per i nuovi residenti passa da 200mila a 300mila euro l'anno. È il secondo ritocco in diciotto mesi: il regime era nato nel 2017 a 100mila euro, ed era stato raddoppiato nell'agosto del 2024.

A dicembre, nelle conversazioni con famiglie che stanno valutando il trasferimento, la domanda era sempre la stessa: conviene ancora? La risposta onesta è che dipende meno dalla cifra di quanto sembri.

Che cosa prevede, in breve

Il regime resta facoltativo e vale fino a quindici anni. Riguarda soltanto i redditi prodotti all'estero: quello che si guadagna in Italia si tassa come per tutti. Possono accedervi le persone che non sono state residenti fiscali in Italia per almeno nove degli ultimi dieci anni.

300.000 €
l'imposta annua per chi si trasferisce dal 2026
50.000 €
per ogni familiare incluso
15 anni
la durata massima del regime

Chi aveva già aderito resta alle condizioni del proprio anno d'ingresso. L'aumento riguarda chi arriva adesso.

Perché la cifra pesa meno di quanto si pensi

Per i patrimoni a cui il regime si rivolge, l'imposta fissa è una voce di bilancio prevedibile, e la prevedibilità è proprio ciò che si cerca. Chi sceglie Milano raramente lo fa per una differenza di centomila euro: lo fa per le scuole internazionali, per un aeroporto a mezz'ora, per una città dove si lavora davvero, per la qualità della vita quotidiana.

Il regime, inoltre, porta con sé l'esenzione dalle imposte patrimoniali sugli investimenti e sugli immobili esteri e dall'imposta di successione e donazione sui beni situati fuori dall'Italia. Sono aspetti che, nel lungo periodo, contano spesso più del canone annuo.

La tassa fissa apre la porta. A far restare le persone è la città.

Che cosa significa per il mercato della casa

Negli ultimi anni i nuovi residenti hanno sostenuto la domanda nelle zone centrali: Brera, il Quadrilatero, Magenta, Palestro, CityLife. Cercano superfici ampie, piani alti, luce, servizi di portineria, spesso un terrazzo. È un segmento dove l'offerta di qualità è strutturalmente scarsa, e dove poche trattative fanno il prezzo.

Un costo d'ingresso più alto può rendere più selettiva questa domanda, non necessariamente più debole. È ragionevole aspettarsi meno acquisti d'impulso e più famiglie con un progetto di vita preciso, che pretendono documentazione impeccabile e tempi certi.

Tre consigli a chi sta valutando il trasferimento

  • Prima la residenza, poi la casa: affittare per qualche mese in un quartiere che si sta considerando evita scelte affrettate.
  • Coinvolgere presto un consulente fiscale: l'opzione si esercita con la dichiarazione dei redditi e va costruita su misura.
  • Cercare con discrezione: le case migliori, a Milano, spesso non compaiono mai sui portali.

Milano non è diventata meno attraente il 1° gennaio. È diventata, semmai, un po' più esigente. E le città esigenti, nel lungo periodo, tendono a premiare chi le sceglie.

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